Dicembre 16th, 2007
Per la serie Good’80s oggi vi presento una canzone di un artista semisconosciuto, come testimoniato dalla collezione di Ferrari che ha nel garage della propria villa: Rod Stewart. Young Turks è una canzone praticamente perfetta con cui il sempiternamente giovane Rod ha scalato le classifiche nel 1985. Come avrete capito questa rassegna non tiene molto conto della qualità dei video che accompagnano le canzoni, ma del resto sono pur sempre gli anni ottanta, non si può avere tutto. Mi chiedo solamente perchè Billy, sapendo di dover fuggire con la sua Patty non abbia provveduto a mettersi qualcosa di più pesante e meno truzzo addosso; forse intuiva che avrebbe ballato e sudato per tutti il tempo del video. Patty invece con la tipica pettinatura da fulminata è perfettamente al passo con i tempi. I pazzi che ballano come invasati sotto le direttive di un coreografo morfinomane sono un topos ricorrente nei video musicali di sempre. Il balletto sui tetti delle macchine ricorda vagamente quella rincretinita di Avril Lavigne e la sua Sk8er boi, canzone della quale bisognerebbe giustiziare interprete e autori soltanto per il modo in cui è scritto il titolo ( ci mancava solo un T.V.T.B).Sono quasi sicuro tuttavia che nel prossimo decennio Avil Lavigne potrebbe rientrare in una eventuale Good’00 compilation.Tornando a bomba, Rod Stewart è come al solito impeccabile nella sua tuta disindividuante da 40enne perenne, con un tocco glamour irresistibile: gli occhiali da sole sono davvero belli. Pollice verso per il fiocchetto al collo da barboncino della baronessa.
Novembre 28th, 2007
Benvenuti alla nuova rubrica musicale di Camillo Miller. Good ’80s, come suggerisce il titolo, è un tentativo disperato di salvataggio di quello che di buono hanno prodotto gli anni Ottanta. Chiariamo subito: gli anni 80 sono il vituperio della musica. Ho deciso tuttavia di segnalare, a cadenza ispirazionale, come dicevo tempo fa, e a mio insindacabile giudizio, alcuni artisti che nel marasma di una produzione musicale elettronicamente inflazionata e artisticamente floscia hanno piazzato un fiore sul letame. La scelta delle canzoni sarà svolta secondo canoni prettamente emozionali e autoironici. Se per i più svariati motivi inserirò nella lista una canzone che vi sembra trash, uberPop o semplicemente orrenda, chiedetevi cosa c’è sotto di più profondo e se non riuscite a trovare nulla sappiate sempre che siete voi quelli che non capiscono una sega. Finisco con un’anticipazione: questa rubrica avrà una nemesi che, pensate l’originalità, si chiamerà Bad ’80s. Ma diamo principio all’arte, come direi se avessi fatto tutte e due le guerre.
Era il 1984 e Corey Hart, un ex narcotrafficante di El Salvador, dopo essersi fatto rifare la faccia da Nip & Tuck per sfuggire all’Interpol, ha deciso di portare i suoi occhiali da sole anche di notte. Chiaramente all’Interpol la faccenda non va giù. Decidono allora di assoldare Zangief di Street Fighter e Annie Lennox degli Eurythmics per dare la caccia allo spregiudicato fuggiasco che pretenderebbe di poter indossare i propri Lozza dopo il crepuscolo. Nella foga della fuga il bellissimo Cory Hart si dimentica spesso di guardare in camera ma non di arrotolare le labbra a trombetta per apparire più sensuale. “C’è chi si mette degli occhiali da sole per aver più carisma e sintomatico mistero” cantava Battiato; non è certo il caso di Corey che invece per apparire più carismatico decide di rifugiarsi in una cabina telefonica e urlare ad Annie Lennox tutto il suo risentimento. Del sintomatico mistero non parliamone: continua a ripetere come un mantra alla propria carceriera che lui vuole mettersi le lenti scure di notte, e lei, già solidale nella scelta dell’occhiale scuro per vederci meglio nel buio del carcere carsico in cui presta servizio, decide di liberarlo, probabilmente per spassarsela con lui. Del resto quando le ricapiterà un’occasione così? Non si può darle torto visto che il povero Corey una hit come questa non la piazzerà mai più. Non farà neanche nulla per disconoscerla visto che sul suo sito ancora oggi campeggia ineluttabile la criptica scritta: SUNGLASSES AT NIGHT.